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Il pensiero del mese

"Coscienza": Tra un pò sarà sera e tutto finirà in un niente, i lenti colori della vita non ci saranno più rapiti da se stessi. Quante ombre hanno sfiorato mio desolato cuore; il vento ammonisce, il volo lento penetra a fatica, chi ci somiglia è simile a noi trascinati da un male oscuro. Anche noi stiamo per finire, lasciati al nostro destino, alla coscienza troppo adulta che non si percepisce la vita così forte come nella sua perdita.

 

Giuseppe

 

Appuntamenti

Lunedi (settimanale) laboratorio di piccola sartoria c/o Marco Cavallo ore 10:00-12:00

Lunedi (settimanale) laboratorio artigianale di costruzione strumenti musicali etnici c/o Marco Cavallo ore 16:00-18:00

Martedi (settimanale) laboratorio artigianale di falegnameria ed elettrotecnica c/o Marco Cavallo, ore 9:30-12:00

1° e 3° Mercoledi di ogni mese incontro con i soci dell'associazione "180amici Puglia" c/o Marco Cavallo - ore 16:00

Giovedi (settimanale) gruppo A.M.A. e del Fareassieme c/o Marco Cavallo - ore 15:30

Venerdi (settimanale) cineforum c/o Marco Cavallo - ore 15:30

Sabato (settimanale) laboratorio di biodanza c/o Marco Cavallo - ore 9:30-11:00

marco cavallo

180amici puglia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Centro "Marco Cavallo"

Quando circa tre anni fa ci è stato messo a disposizione lo stupendo spazio nel palazzo storico De Nitto di Latiano, chiedendoci di “inventare” un appropriato progetto di utilizzo, non ci sembrava vero!!!... e volentieri, anche se con un po’ di preoccupazione, avvertendo il peso della responsabilità che ne derivava, abbiamo accettato questa “scommessa”, forse addirittura dovremmo dire questa “sfida”: la nostra azienda sanitaria aveva puntato sulla qualità e il pregio degli ambienti, chiedendo in cambio agli operatori di impegnarsi per coniugare l’estetica dei luoghi del “fare” all’etica di una buona pratica.

Come primo atto abbiamo cercato, per così dire, un’identità: questi splendidi spazi vuoti ci hanno ricordato il pancione del cavallo azzurro, simbolo di libertà, che fu riempito di sogni dai ricoverati di Trieste e che divenne primo simbolo concreto dell’apertura del manicomio. Infatti, per uscire e andare in città, butto giù muri, grate e cancelli (che possono essere oggi simbolo dei nostri pregiudizi, delle nostre paure, del duro stigma che ancora pesa su chi è portatore di disagio psichico). E allora chiamare questo centro “Marco Cavallo” ha significato legarsi alla storia di Franco Basaglia, ma in modo più creativo, fantasioso e “programmatico”, nel senso che già dal nome si evince l’intenzionalità del suo progetto (possiamo dire utopico?).

leaf Il progetto Marco Cavallo significa per noi un impegno collettivo per la costruzione di un percorso di salute mentale di comunità e, nel contempo, un tragitto che ci porti a riconquistare il diritto di cittadinanza e renderlo realmente esigibile per tutti. Questo luogo –tòpos- dove stiamo cercando di rendere possibile l’utopia – cioè il “luogo che non c’è”, o forse, l’isola che non c’è – è di particolare pregio architettonico, ma è quasi vuoto: quel poco di arredamento che c’è è il frutto di collette, o è stato costruito in loco con materiale povero, o, ancora, donato da persone di buona volontà.

Ma questo ci stimola: abbiamo colto questa mancanza di oggetti come un segnale e abbiamo scelto di lavorare con le persone, riempiendo il pancione del cavallo di ricca e variegata umanità. E subito sono partite le esperienze; tra le tante il gruppo di self-help (automutuoaiuto), un grande e sorprendente gruppo divenuto il cuore e il motore del Marco Cavallo e la nascita dell’Associazione “180Amici Puglia”, costola di quella nazionale di Roma (con sede anche a L’Aquila); poi ancora la nascita del laboratorio di costruzione piccoli oggetti con materiale di riciclo, il laboratorio di falegnameria, il laboratorio di biodanza, il laboratorio di scirttura creativa che ha dato origine al giornalino "180 meraviglie" e il cineforum. Il tutto programmato e gestito da un “gruppo misto”: utenti, volontari, operatori pubblici e del privato sociale, semplici cittadini interessati.

Abbiamo, ci pare, messo in campo una pratica reale di condivisione, con la metodologia del “fare assieme”, attraverso cui dimostrare anche che “si può fare”…. Ma crediamo che si possa fare, se a scendere in campo saranno tutti gli attori protagonisti della salute mentale, cioè, l’intera comunità, come cittadinanza attiva, capace di riconoscere e valorizzare la risorsa che è in ciascuno di noi.

Per questo abbiamo avvertito l’esigenza di guardarci intorno e cercare il supporto di tutte quelle comunità che operano animate dai nostri stessi principi.
Abbiamo pensato di dar vita a questo percorso di condivisione aprendo le porte del nostro Centro a tutti coloro che decideranno di collaborare con noi o che semplicemente avranno la curiosità di venire a conoscere quanto facciamo o ancora vorranno mettere a disposizione il proprio lavoro.